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Il fortino della droga di Cinisello: i pusher "soldato" con turni, ruoli e stipendi aziendali

Trentadue le persone arrestate. Ecco come funzionava il fortino della droga a Cinisello

Il capo di tutto era "Il nano", un ragazzo di appena 26 anni: al secolo Luca Guerra. Il suo carisma era tale che già a 20 anni, nel 2011, coordinava tutto il 'lavoro' di spaccio di cocaina nel caseggiato. 'Lavoro' perché in effetti l'organizzazione era aziendale. Turni, orari, ruoli, stipendi e assistenza economica e legale alle famiglie degli arrestati. Tutto veniva pensato e progettato in maniera rigidissima, come un'impresa modello anche secondo il gip Alfonsa Maria Ferraro.

Il sistema è stato scoperto dagli agenti del Commissariato di Cinisello Balsamo, guidati da Anna Bruno (ma l'indagine era iniziata col dirigente Marco De Nunzio, oggi all'Anticorruzione), e dalla Squadra mobile di Milano che hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale ordinario, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 32 persone italiane - ad eccezione di un egiziano - che negli anni avrebbero preso parte all'attività criminale della banda. L'organizzazione gestiva il traffico di stupefacenti all'interno dei caseggiato popolare 'Palazzi', tra le vie A. Da Giussano, Del Carroccio, Cilea e Risorgimento del quartiere Sant'Eusebio, nel comune dell'hinterland milanese.

I ruoli, i compiti e gli 'stipendi'

L'organigramma aziendale, secondo quanto rivelato dalla questura, prevedeva una divisione rigida dei turni di lavoro. Chi sgarrava veniva redarguito e 'ridimensionato'. Ad un loro 'soldato' che una volta arrestato aveva preferito scegliere da sé un avvocato per la difesa, rifiutando quello 'aziendale', era stata bruciata l'auto. Esistevano due turni giornalieri che a sua volta erano suddivisi in diverse fasce orarie.
La gerarchia piramidale era evidente. Al livello base c'erano le 'vedette', stipendiate 10 euro l'ora, che avevano il compito di controllare il quadrilatero e avvertire sull'eventuale arrivo delle forze dell'ordine. Giravano perlopiù in bicicletta. Ne sono stati arrestati cinque. Il grado successivo era quello degli 'spacciatori'. Erano loro gli addetti alla cessione della coca nascosta tra le intercapedini dei piani bassi della struttura. Guadagnavano 20 euro l'ora. Ne sono stati arrestati quattro. 

Elicotteri sopra Cinisello Balsamo: l'operazione

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Poi c'erano gli 'assaggiatori': ne sono stati arrestati tre. Visto che la banda aveva diversi canali di approvvigionamento, erano loro gli incaricati di valutare la 'bontà' della 'bianca' acquistata. Uno di loro in particolare, alias Palla di Lardo, era considerato un vero esperto in materia e il suo giudizio era insindacabile. Venivano pagati con droga e soldi.

C'era la cassiera. Questo speciale compito era affidato alla mamma del 'Nano' Grazia M., anche durante la detenzione del figlio, in carcere dal 2016. In casa della donna, una 45enne durante le perquisizioni sono stati trovati 25mila euro nascosti all'interno di un muro. Ma già nel 2011 il nome della donna era saltato fuori durante un'indagine che riguardava il ragazzo. Durante il blitz di martedì mattina, al quale hanno partecipato circa 250 poliziotti, con cani e perfino elicotteri, sono stati sequestrati complessivamente 50mila euro.

Ecco i pusher in azione: video

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Altri tre arresti hanno riguardato 'i corrieri'. Si occupavano del trasporto della droga dall'esterno verso il fortino dei 'Palazzi'. Di solito lo facevano in bici, scooter o auto. Secondo gli investigatori il giro di cocaina settimanalmente si aggirava attorno ai 5 chilogrammi. Il via vai di clienti era continuo.

Gli altri 'incarichi aziendali', per nulla minori, erano quelli dell''intermediario' - un arresto - e dei fiancheggiatori - tre arresti. Poi c'erano i fornitori, per così dire, esterni all'organizzazione. Sei sono finiti in manette. Uno di loro in particolare, Umberto Cristello, sarebbe legato ad una nota famiglia 'ndranghetista di Seregno (Mb). 

Per finire c'erano i 'supervisori', che stavano immediatamente sotto al capo. Sono Michela Samantha R., 37enne detta 'Ninetta', Antonio V.P., 52enne detto 'Migna' e Armando M., 47enne detto 'Zù Binnu'. Si occupavano dell'amministrazione 'aziendale', prendevano decisioni e gestivano gli introiti.

I tentati omicidi

Le indagini dal 2011 avevano già portato all'arresto di 20 persone ed al sequestro di ingenti quantitativi di cocaina e hashish. Nell'ultimo periodo si era registrato un progressivo incremento della pericolosità del gruppo. Due tentati omicidi commessi con l'uso di armi da fuoco nel maggio e novembre 2016 a Muggiò (Mb) e a Cinisello Balsamo, ne erano la prova preoccupante.
 

Sparatoria a Cinisello: video

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