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6 scuole dell'infanzia non statali accedono ai contributi regionali

Tra le 1453 scuole dell'infanzia non statali che accedono ai contributi regionali ci sono sei istituti di Cinisello Balsamo: San Martino, Cornelio Frova, Virginia Martinelli, Colombo, San Giovanni Battista e San Giuseppe

Sono 1453, di cui 261 nella sola Provincia di Milano, le scuole dell'infanzia non statali per cui Regione Lombardia ha approvato l'assegnazione dei contributi regionali per il funzionamento con un finanziamento complessivo di 8 milioni di euro, dei quali oltre 1,5 per la Provincia di Milano.

Tra queste sono state inserite ben 6 scuole di Cinisello Balsamo. Si tratta delle scuole di infanzia non statali San Martino, Cornelio Frova, Virginia Martinelli, Colombo, San Giovanni Battista e San Giuseppe.

A darne l'annuncio nella giornata di mercoledì 29 luglio è il capogruppo lombardo e coordinatore provinciale del Nuovo Centrodestra, Luca Del Gobbo, che ha parlato di «un provvedimento importante che rappresenta un segno concreto di vicinanza alle famiglie. Infatti le risorse servono a contenere le rette, in un contesto di crisi economica e finanziaria come quello attuale».

Del Gobbo prosegue e sottolinea: «Mentre alcune sentenze della Corte di Cassazione minacciano la stessa sopravvivenza delle scuole paritarie imponendo il pagamento dell'ICI, Regione Lombardia continua ad adottare provvedimenti che sostengono la libertà di scelta del percorso educativo».

E ancora: «Un'azione che si sviluppa nell'ottica del principio di sussidiarietà, sancito anche dalla Costituzione, che prevede forme di sostegno anche economico, senza invasione di campo, per le strutture che svolgono un servizio pubblico».

Chiude Del Gobbo: «Le scuole paritarie garantiscono un risparmio allo stato di oltre 6 miliardi di euro all'anno, in particolare le scuole dell'infanzia svolgono una funzione educativa e sociale che i Comuni non sarebbero in grado di garantire solo con strutture proprie. Per tanto qualunque sentenza o azione amministrativa che ostacoli il funzionamento di questi istituti non è solo eticamente discutibile, ma anche poco lungimirante perché mette a rischio la tenuta dei conti pubblici."

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