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Don Claudio Borghi scrive al sindaco Ghilardi su CasaPound: «Serve chiara scelta di campo»

Il parrocco della parrocchia San Giuseppe nella sua lettera aperta : «E’ stolto pensare di lisciare la criniera al leone e poi lamentarsi delle sue devastanti zampate! Chi si autoproclama “fascista del terzo millennio” non va messo in vetrina perché la cultura di cui è portatore, avvelena i pozzi. Non possiamo e non dobbiamo diventare loro complici»

Don Claudio Borghi, al centro, durante la presentazione del suo libro in Villa Ghirlanda in una foto di maggio 2018

Sulla polemica della partecipazione del sindaco Giacomo Ghilardi al convegno organizzato a Monza da CasaPound (dapprima certa, poi il primo cittadino non ha presenziato per motivi di salute) dice la sua don Claudio Borghi, parroco della parrocchia di San Giuseppe di Cinisello Balsamo, che scrive una lunga lettera aperta al sindaco e ai suoi parrocchiani dal titolo "Cittadini e credenti responsabili del mondo" che qui sotto riportiamo integralmente.

«Gentilissimo sindaco Giacomo, nel centunesimo anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale e mentre stiamo vivendo la “Terza Guerra Mondiale a pezzi”, come papa Francesco ha genialmente definito questo nostro tempo, vorrei offrire qualche riflessione prendendo spunto da alcuni avvenimenti che nelle settimane scorse hanno interessato la nostra città».

«Don Lorenzo Milani nella celeberrima “Lettera ai Giudici”, ricordava la necessità di sentirsi “responsabili di tutto”, estrema sintesi di ciò che aveva sempre insegnato ai suoi ragazzi. Con questo spirito costruttivo pertanto, ora che è passata la tempesta con lo strascico di inevitabili polemiche, a bocce ferme, anch’io desidero esprimere alcune considerazioni circa la situazione che l’ha vista come protagonista».

«Mi fa obbligo sia la mia coscienza personale di cittadino sia il mio essere responsabile di una porzione della Chiesa della città a cui molti fedeli si sono rivolti per chiedere un parere. Con la presente, vorrei pertanto dare voce a perplessità presenti in me e in molti credenti i quali, vivendo appieno dentro la vita sociale e politica di questo Paese cercano di confrontarsi con il Vangelo e con i princìpi della dottrina sociale cristiana anche in ordine ad alcune tematiche non secondarie del nostro vivere civile, come il rapporto tra democrazia e fede o l’adesione a fondamentali valori democratici a cui il nostro Paese e la nostra gente continua a fare riferimento nonostante rischiose derive in atto».

«Una prima riflessione la vorrei fare a proposito della sua prevista partecipazione alla manifestazione indetta a Monza da una realtà estremista a cui poi lei non ha partecipato per subentrati motivi personali. Per una strana coincidenza, nei giorni in cui era previsto questo incontro, la stampa ha dato rilievo a un fatto di estrema gravità, ovvero la scoperta di chat inneggianti al nazismo e antisemitismo e al più bieco razzismo, denominata “Shoah party” con protagonisti anche ragazzi preadolescenti».

«Come poi avviene in questi casi, segue da copione il biasimo unanime. Ma come non accorgersi che non basta condannare chi inneggia a tali deliranti demenzialità se poi noi adulti e addirittura responsabili della cosa pubblica, non prendiamo altresì le distanze da chi quelle radici non solo le coltiva ma di quella cultura orgogliosamente ne va fiero?».

«Come non vedere che c’è uno stridore tra il condannare questi episodi che coinvolgono ragazzi che inneggiano alla distruzione degli avversari, e poi dall’altra avvallare incautamente gruppi che queste ideologie le coltivano? Evitiamo di condannare soltanto a parole i cattivi maestri e poco importa se sono legalizzati o hanno anche accesso alle forme della democrazia, che poi platealmente disprezzano».

«E’ stolto infatti pensare di lisciare la criniera al leone e poi lamentarsi delle sue devastanti zampate! Chi oggi si autoproclama “fascista del terzo millennio” non va messo in vetrina perché la cultura di cui è portatore, avvelena i pozzi. Non possiamo e non dobbiamo diventare loro complici».

«Giocare con il fuoco è infatti pericoloso! Anche il suo andare nelle scuole a promuovere la causa dell’educarsi a una cultura del rispetto reciproco e a una positiva convivenza dentro la nostra città, non sarà molto credibile se poi lei non è altrettanto chiaro e lucido nell’evitare di farsi coinvolgere da realtà che educano all’esatto contrario e che, fortunatamente, sono lontane anni luce dalla storia e sensibilità culturale, politica, religiosa e sociale della maggior parte dei nostri concittadini!».

«I nostri antenati greci avevano coniato un princìpio di grande sapienza: quello di non contraddizione. Rimane sempre valido per tutti anche oggi, specie per chi riveste come lei una carica rappresentativa di rilievo».

«Mi pare invece di ravvisare una contraddizione, per esempio, tra l’iniziativa che la sua giunta ha promosso con lo slogan “Diamoci la mano”, con l’obiettivo di incontrare e integrare stranieri con culture e fedi differenti presenti in città, e insieme poi l’andare a “dare una mano” a una realtà politica che espressamente nega l’offrire una mano al diverso sia di fede che di cultura che di razza».

«Faccia una chiara scelta di campo senza tergiversare con sofismi e distinguo verbali. Contano di più i gesti che le parole. Non offra il fianco a culture lontane dalla migliore tradizione democratica della nostra gente. Ci sono infatti realtà radicalmente opposte che non possono essere tenute insieme».

«Diversamente fa sorgere in molti di noi il dubbio che iniziative come quelle rivolte recentemente a realtà religiose (tra l’altro composte per lo più proprio da stranieri!), siano solo una strategia propagandistica».

«La seconda riflessione fa riferimento al contenuto dell’incontro monzese e potrebbe essere sintetizzata nel concetto oggi molto ripetuto, quello di “sovranismo”. Personalmente lo reputo uno slogan del tutto avulso dalla realtà che stiamo vivendo con il sapore di un romantico “ritorno al passato” idealizzato, ma che evidenzia una forte miopia rispetto alle dinamiche presenti dentro questa concitata umanità che, nel bene e nel male, è di fatto globalizzata».

«Che ci piaccia o no, oggi tutto è connesso! Pensare pertanto di rinchiudersi nel fortino sicuro discettando in modo ideologico su migranti e stranieri come se non ci accorgessimo che questa situazione è il frutto marcio dei drammi che vivono intere popolazioni, ha dell’incredibile!».

«Noi, che ci definiamo “democratici e liberali” e che abbiamo la pretesa di esportare i diritti fondamentali dell’uomo in tutto il mondo, dovremmo gridare e far sentire la nostra voce contro chi, anche all’interno delle nostre economie, umilia e contribuisce a far scappare le persone dai loro Paesi invece che prendercela con le vittime inermi e sfinite di questo girone perverso».

«Non dobbiamo dimenticare comunque che questo grande sconquasso, con milioni di persone costrette a scappare dai propri Paesi, ha radici lontane che tutti noi, pilatescamente, facciamo finta di dimenticare».

«Pertanto, invece di continuare a ripetere in modo demagogico vuoti slogan che contrappongono le persone generando solo odio e rancore con risultati disumani, a voi che siete amministratori e avete voce nell’agone politico, desidero chiedere di lavorare per governare al meglio questa situazione piuttosto che pensare ad alzare nuovi muri a trent’anni dall’abbattimento di quello berlinese».

«Alzate piuttosto coraggiosamente la voce contro i prepotenti e contro chi continua a vendere armi (e l’Italia è tra i protagonisti sul mercato della morte, vendendo proprio ai dittatori dei Paesi di coloro che oggi scappano). Alzate la voce con maggiore energia contro le troppe e gravissime ingiustizie. Opponetevi decisamente a una cultura della violenza e della divisione non rendendovi complici dei gruppi che la praticano e la esaltano».

«Evitate (ed evitiamo tutti), di usare linguaggi che classificano sempre le realtà: i “migranti” non sono una categoria, sono persone e, per i cristiani, sono figli di Dio, fratelli e sorelle in umanità».

«Infine, senza spirito polemico, ma come cristiano e prete, vi chiedo il favore di evitare il vistoso sfoggio di simboli religiosi, esibiti spesso senza alcun pudore e usati in modo del tutto strumentale. Evitate, se riuscite, anche continui quanto inopportuni riferimenti alla fede cristiana e un esagerato presenzialismo con invasioni di campo che, onestamente, in molti credenti creano solo imbarazzo».

«Del resto, il Maestro ha detto che “Dai loro frutti li riconoscerete”; quindi se farete delle cose buone, esse parleranno da sole! A conclusione di queste riflessioni che sono del tutto personali e non vogliono in alcun modo coinvolgere altre persone della comunità cattolica cittadina, allego alla presente, l’interessante testo di don Luigi Ciotti: “Lettera a un razzista del terzo millennio”».

«È un libretto che regalerò a Natale a tutti i collaboratori della parrocchia di cui sono responsabile. Lo omaggio anche a lei, non perché la consideri razzista, ma perché, al di là di un titolo effettivamente forte e provocatorio, aiuta a leggere la realtà con occhiali differenti».

«Sono infatti persuaso che oggi ci sia urgenza di intervenire contro una cultura demagogica che nel nostro Paese, grazie anche ad alcune forze politiche, sta prendendo sempre più una piega pericolosa. Lei come rappresentante di una intera cittadinanza, io come referente di una comunità cristiana, abbiamo entrambi la responsabilità e l’obbligo morale di sostenere pubblicamente ed esplicitamente chi lavora per favorire sana integrazione e senso di appartenenza all’unica famiglia umana».

«Gentilissimo sindaco, mentre ricordiamo in questi giorni il centunesimo anniversario di una tragica guerra, che papa Benedetto XV definì “inutile strage”, e mentre celebriamo anche la Giornata dell’Unità Nazionale, evitiamo anche noi di fare scelte che creano “inutili” divisioni e contrapposizioni».

«Lavoriamo piuttosto, ciascuno secondo le proprie competenze e responsabilità, per unire e tentare di fare delle diversità, presenti anche nella nostra città, una comunità il più coesa e fraterna possibile».

«Da parte mia, voglia crederlo con sincerità, c’è il massimo rispetto per lei e per il suo alto ufficio di rappresentare tutti noi. Ho solo il desiderio che il mandato che la fiducia dei nostri cittadini le hanno conferito, sia esercitato davvero a vantaggio del bene comune».

«Voglia accogliere queste considerazioni, fatte a voce alta e senza alcuna acrimonia nei suoi confronti, come il contributo di un pastore della Chiesa che desidera illuminare la coscienza di altri credenti spesso confusi a motivo della situazione storica che viviamo. Spero possano essere di una qualche utilità e magari suscitare qualche ulteriore riflessione».

«Nel caso avvenisse, sarei solo onorato di aver contribuito a mettere un tassello nel grande mosaico, già ricco di bene, di questa nostra città. La ringrazio per l’attenzione e le auguro un proficuo lavoro».

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