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UP-Unione Popolare: «Il sindaco del dialogo non dialoga, faccia una pausa di riflessione»

Gli organizzatori della manifestazione davanti al Pertini si rivolgono al sindaco Ghilardi: «Faccia una pausa di riflessione per calmare l'amarezza e il rammarico. Ha scoperto che amministra una città viva e non silente. Ora sia conciliante e incontri i due gruppi»

Enrico Ernst parla durante la manifestazione davanti al Pertini

A dire il proprio pensiero sulla manifestazione tenutasi domenica 11 novembre davanti al centro culturale il Pertini per dire "no" alla censura e a difesa della cultura ci pensano direttamente gli organizzatori del presidio, il gruppo di cittadini autodenominatosi "Up - Unione Popolare".

Questo il comunicato che vi riportiamo integralmente:

«Unione Popolare - UP ringrazia le 300 persone che hanno partecipato alla bellissima manifestazione organizzata in difesa della cultura, per dire no alla censura. Ed è stata una manifestazione che ha rifiutato da subito la presenza di partiti politici, di bandiere e simboli che potessero condizionare la partecipazione popolare che vi è stata».

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«Unione Popolare ha detto "no" a qualsiasi tipo di ingerenza di partito. La cultura deve volare libera. La dimostrazione che esistono temi cari alle persone e che le stesse desiderano restino lontani dalle ingerenze del politico di turno è arrivata; ed è stata una dimostrazione assolutamente pacifica e rispettosa delle istituzioni, della città e dei cittadini».

«Un microfono, un leggio, tante belle e appassionate persone e, a chiusura del quadro, una suggestiva cornice; cornice divenuta il simbolo di Cinisello Balsamo: la nostra "Piazza dei Saperi", il nostro centro culturale, il nostro Pertini. Ebbene di questo si tratta, di un centro culturale, dove la presenza di gruppi che condividono letture, che si confrontano, che insegnano, che diffondono il sapere non può essere messa in discussione; non può e non deve fare paura».

«E invece qualcuno ha paura. Invece qualcuno non ha capito il messaggio che è stato recapitato. Qualcuno ha preferito chiudere gli occhi sulla piazza e tappare le orecchie di fronte alla voce della cultura, alla voce della cittadinanza riunita che si è fatta forte e armoniosa, in quella splendida domenica sera passata tutti insieme».

«Il sindaco, ignorando completamente il significato della manifestazione e l'auspicio della piazza, pervenuto in maniera chiara proprio sul chiudersi della giornata («Speriamo che nell'incontro che si terrà il 14 novembre tra il gruppo di lettura e il primo cittadino possa arrivare il lieto fine») ha fatto recapitare immediatamente la peggiore risposta che potesse dare».

«Ha scatenato su un solo uomo, un uomo mite, introverso, pacato e tremendamente colto, tutta la sua rabbia. Il coordinatore del gruppo di lettura (Enrico Ernst, ndr) è stato additato per aver partecipato alla manifestazione organizzata da Unione Popolare, negando a esso l'incontro programmato che aspettava e aspettavamo da due mesi, nel quale si sperava potesse giungere la notizia di un ritrovato riconoscimento per egli e per il suo gruppo».

«Ed è stato anche poco accorto e/o male informato, in quanto nel comunicato afferma non solo che il coordinatore del gruppo sia l'artefice della manifestazione (quando invece è stato solo un ospite di Unione Popolare), quasi come fosse un peccato meritevole di punizione; ma sostiene che incontrerà tranquillamente l'associazione Nord-NordOvest, che anch'essa si è vista negare gli spazi all'interno del "Centro", ma meritevole, secondo lui, di non essere scesa in piazza per far sentire la propria indignazione».

«E invece no, signor sindaco. La rappresentante dell'associazione che insegna la lingua italiana ai profughi (svolgendo un importantissimo lavoro di integrazione umanitaria utile a tutti) era lì, tra i cittadini, al pari del signor Ernst e ospite anch'essa degli organizzatori dell'evento. La stessa, si è resa anche protagonista della lettura di un pezzo molto toccante».

«Le consigliamo, signor sindaco, a questo punto, una pausa di riflessione per calmare l'amarezza e il rammarico che afferma di avere. Rammarico ed amarezza che deve averla sopraffatta per aver scoperto che amministra una città viva e non silente. Una città che non accetta ingerenze nelle proprie manifestazioni di libertà e di cultura».

«Incontri i due gruppi, faccia un gesto di riconciliazione verso chi non ha fatto altro che rivendicare il sacrosanto diritto a vivere da donna o uomo libero, nel più ampio concetto di libertà a cui ogni persona dovrebbe ambire. Buon cammino, signor sindaco».

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